La cultura del videogioco in Italia

(…) L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro, di santi, di poeti, di mafiosi e navigatori (…)” ma l’Italia è anche un paese di videogiocatori? Stando ai numeri che leggiamo su riviste e su siti specializzati non possiamo negare che il fenomeno “videogioco” nel nostro paese sia in progressivo aumento, ma siamo sicuri che questo abbia migliorato la nostra cultura videoludica o è la solita storia del seguire una moda?

Se parliamo di vendite non possiamo non citare la Nintendo Company Limited che con Wii e DS ha allargato il mercato nazionale ed internazionale a dismisura, portando le console nelle mani di chi, fino a pochi anni fa, ritenevano i videogiochi solamente una grande perdita di tempo. Io voglio porre in risalto un altro aspetto, la cultura del videogioco è una cosa ben diversa dai numeri e dalle cifre, indica quanto conosciamo realmente questo argomento, quanto ci interessiamo al suo mondo.


Essere videogiocatore non si riduce al comprare un gioco ma ad un informarsi, essere consapevoli del prodotto che si compra, del lavoro che c’è stato dietro, della tecnologia che è stata usata… Parliamoci chiaro, la nostra cultura videoludica è prossima allo zero, ci sono delle eccezioni ma risultano dei piccoli punti bianchi in una marea di punti neri; il perché di questo? Partiamo da una cosa molto semplice, la nostra società vede il videogioco/informatica come un elemento importante o lo riduce ad un bene secondario? Chi ci vende un qualcosa è sempre preparato a dovere? E’ in grado realmente di darci un consiglio oggettivo e di rispondere alle nostre domande? Fate una prova, andate in una qualunque grande catena di vendita e provate a fare delle domande precise, entrando nello specifico. Quanti di loro vi sapranno rispondere? Quanti di loro riusciranno a risolvere il vostro problema? Pochi, pochissimi perché anche i venditori sono “settati” sul fattore casual gamer, sono messi lì per dare dei consigli “mirati” per far vendere più copie di quel gioco rispetto a quell’altro, ma non conoscono nemmeno la motivazione.

Vogliamo testare ancora la nostra cultura? Credo che in molti conoscano il genere dell’MMO, un tempo genere di nicchia mentre ora genere che “raccoglie” tantissima gente. Qui il “popolo italiano” da il meglio di sé; non riesce ad essere un’identità unica come altre nazioni, difficilmente organizza un qualcosa di concreto e viene visto dagli altri giocatori internazionali come un popolo assolutamente privo di cultura e rispetto. Brutto sapere che gli italiani vengono mal visti quasi quanto i russi… un momento, perché i russi sono peggio di noi? Facile, solamente per il cirillico che risulta “fastidioso” per la lettura altrimenti anche qui eravamo il “top” della classe.

Dopo aver chiarito che la nostra situazione riguardo alla conoscienza del videogioco è medievale, proviamo a vedere una piccola luce in fondo al tunnel;  mettiamo in risalto la AIOMI – Associazione Italiana Opere Multimediali Interattive (http://www.aiomi.it/):

AIOMI, l’Associazione Italiana Opere Multimediali Interattive, nasce per promuovere, diffondere e preservare la cultura del videogioco inteso come mezzo artistico di espressione del pensiero oltre che prodotto industriale d’eccellenza. Il Videogioco è ormai a tutti gli effetti parte integrante dell’immaginario collettivo e AIOMI si batte perché di esso si tratti come di un prodotto culturale da rispettare, studiare e comprendere a fondo. AIOMI sosterrà di conseguenza ogni iniziativa volta a valorizzare il Videogioco e promuoverne la cultura attraverso ogni forma o mezzo. Allo stesso modo, l’Associazione interverrà in prima linea ogni qual volta che il mezzo sarà oggetto di disinformazione.

Vi lascio al link dello spot ufficiale della AIOMI, cerchiamo di diffondere la cultura del videogioco, cerchiamo di non essere legati alle mode del momento ma introduciamo il mondo videoludico all’interno della vita di tutti i giorni, con letture specializzate, con informazioni precise… sappiamo tutti che il mondo di internet ci può dare una grande mano in questo senso, puntiamo a migliorare la nostra cultura anche con queste “piccole cose”; anche da questo si vede la voglia di apprendere e di migliorare da parte di una popolazione.



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